mercoledì, Agosto 4, 2021

Introduzione. Cominciamo dal perché.

Quando devi raccontare chi sei, dopo tanti anni di vita, il singolare non è adatto. Questo perché ciò che siamo è la somma di tanti momenti di vita diversi, in cui le nostre storie hanno preso una via piuttosto che un’altra e dove le nostre scelte potevano essere diverse e chissà dove ci avrebbero portato.

Per questo, ogni volta che penso al (famoso) Curriculum Vitae sorrido, e non per felicità. Sorrido per non sganasciarmi dalle risate pensando a quanto è inutile e senza senso. Come se il tuo passato, perché di questo si tratta, dimostri che sei, o meno, capace di affrontare un lavoro.
Si perché, diciamola tutta, i fattori che determinano un lavoro ben fatto sono tanti: l’ambiente, le emozioni che provi, le motivazioni, la voglia di imparare e, infine, la cosa più importante, come filtri quello che accade intorno a te e come sei in grado di creare la tua realtà.
Io sono bravissimo, preparatissimo, con una voglia di imparare infinita, con una dedizione alla cose per cui mi appassiona immensa. Eppure, in certe realtà proprio non posso stare. Ad esempio, imprenditori che sanno solo contare gli errori rispetto ai successi o viceversa. Persone che non sanno apprezzare un: “questo non so farlo, ma ora mi ingegno per capir come risolvere”. Persone piene di se e non della vita.
Io amo la vita, sto bene con quelli che la sanno apprezzare in tutte le sue cose.

Insomma la mia vita, come quella di tanti (lasciate stare quelli che vi raccontano che a loro tutto va bene) è piena di esperienze negative. Esperienze a volte tristi, perché ogni volta mi hanno fatto sentire come se la colpa fosse la mia. Ci ho messo tempo ha capire che se ragioni partendo dalle colpe la tua vita diventa un processo a quello che è stato e quello che poteva essere, e questa cosa è una grande perdita di tempo.

Dai, però, un po’ di allegria. Come dicevo, le cose sono per come le adatti al presente, vabbè non l’ho detto chiaramente, ma era sottinteso. Se non lo è stato lo è adesso. Mica è stato tutto triste, anzi. Ci sono tanti bei ricordi e tantissimi momenti che rivivrei mille volte.
Ora, andiamo oltre, dedichiamoci a questo singolo momento.
Questo è il mio blog, quindi posso fare come mi pare. Che poi vuol dire fare come mi sento di fare. Ed è la massima esperienza di libertà che puoi vivere.
Non ci sono logiche di categorie, nel senso che mi importa una sega dell’indicizzazione dei motori di ricerca, anche se alcuni la ritengono indispensabile. Le categorie ci sono, ma sono parti di me e del mio pensiero, e nulla più.
Il mio about è un racconto di vita professionale e, forse, di momenti personali. Non è un segreto, ma la consapevolezza che spesso nella vita le cose lavorative vanno in un modo anziché in un altro solo perché la tua vita personale era li a chiederti di essere considerata. Un racconto diviso in capitoli, ma non ti aspettare una cronologia temporale, perché non tutti sono scritti e prenderanno forma ogni volta che mi ritorneranno in mente. È un viaggio di scoperta e di curiosità. Deve andarti di farlo, non è obbligatorio (nulla lo è), ma come tutte le cose belle della vita, è una scelta.

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Il bello di un sogno nel cassetto è aprire il cassetto e realizzarlo. La comunicazione e il marketing, in momenti diversi, aiutano a rendere la propria idea di impresa qualcosa di reale e per cui, poi, vale la pena dedicare le proprie energie. Il mio lavoro è aiutare le imprese e i professionisti a raccontare la loro idea, il loro modo di lavorare, il loro modo di essere e, in questo modo, renderle uniche. Mi occupo di comunicazione da tanti anni.

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