mercoledì, Ottobre 20, 2021

L’ambiente ha bisogno di nuove narrazioni.

L’ambiente è il tema del futuro, a partire dalla realtà dei singoli e delle città in cui viviamo, fino ad arrivare alle politiche Nazionali ed Internazionali. Un futuro su cui in molti si concentrano e che è argomento centrale di molte riflessioni.

Già, una gran cosa. Se non fosse per il fatto che di Ambiente e Sostenibilità se ne parla da tanti anni e con risultati che non hanno fatto la differenza.

Il tema è che, probabilmente, a tutte le diverse politiche viste fino a questo momento, manca un presupposto essenziale: considerare che alle persone manca l’idea stessa di ambiente come qualcosa che fa parte del loro essere.

Noi tutti, percepiamo l’amore, il bene, il male, gli affetti, il dolore, il piacere, e li percepiamo intimamente. Sono parte di noi. Questo ci porta ad essere persone innamorate, ad essere persone buone, ad essere persone tristi o allegre.
L’ambiente, al contrario, è percepito com qualcosa che è, per cosi dire, li fuori.

Certo possiamo impegnarci al massimo, possiamo farci portatori di idee buone, possiamo addirittura arrivare a dedicare la nostra vita ai temi ambientali. Ma, e questo è il dramma, abbiamo messo fuori la porta del nostro essere cos’è veramente l’ambiente: un tutt’uno con quello che siamo.

Immaginiamo il corpo umano, esso è formato da singole cellule che nel loro essere singole sono già un’espressione di vita. Poi, tutte insieme, con fortissime connessioni generano quella che noi consideriamo vita. Ma non c’è differenza: la vita è connessione di vite partecipanti ad un unico soggetto.
Ecco, questo dovrebbe essere, per tutti noi, l’Ambiente: il risultato vivente di vite connesse.

Qualcosa, molto anzi, possiamo fare. Dobbiamo definire una nuova narrazione (anche personale) dell’Ambiente e creare nuove abitudini.

Partiamo da questo: oggi la quasi totalità dei comportamenti e delle politiche legate all’ambiente, tendono ad essere delle compensazioni a qualcosa che è già avvenuto: facciamo la raccolta differenziata, in risposta alla quantità di rifiuti. Utilizziamo le lampadine a led, in risposta ad consumi eccessivi. Cerchiamo fonti di energie alternative, in risposta alla necessità sempre più grande di energia.

In questo contesto, impegnarsi in soluzioni che compensano l’eccessivo sfruttamento dell’ambiente ci fa sentire appagati e riusciamo a trovare anche una certa gratificazione. Poi però ci troviamo a rincorrere soluzioni perché, alla lunga, ci accorgiamo che le conseguenze di un’Ambiente bistrattato sono sempre li e, per non farci mancare nulla, ci facciamo anche accecare dalla ricerca di un colpevole che giustifichi il fatto che, si, noi ci siamo impegnati e dunque la colpa non è più nostra.

Come viviamo, allora, in connessione con l’ambiente? La soluzione sono le abitudini.

Le abitudini sono, forse, la cosa più importante per definire chi siamo e cosa vogliamo essere. Oggi viviamo una narrazione personale fatta di tempo che non basta mai, di valori che non ci appartengono ma che accettiamo perché diventano uno strumento sociale. Pensiamo, ad esempio, ai consumi legati alla gratificazione personale, fatti non in considerazione di chi siamo, ma al contesto di cui vogliamo essere parte. Dovremmo, dunque, ridefinire la narrazione personale e modificare le nostre abitudini perché questa è la strada per recuperare la connessione con l’ambiente e cominciare a vivere come una singola cellula che appartiene ad un corpo fatto di tante singole cellule.

Immaginiamo i consumi legati ad una migliore gestione del proprio tempo. Immaginiamo città vissute per accogliere l’uomo e non come realtà economiche e di investimento. Immaginiamo la tecnologia come strumento e non fine. Pensiamo, in definitiva, al primato dell’intelletto dell’uomo su ciò che le possibilità e le capacità gli permettono di fare.

Da appassionato di fantascienza, ricordo una frase di un film: “noi pensiamo che ogni volta che la tecnologia si sostituisce all’uomo, in realtà togliamo qualcosa all’uomo”.

Io credo che se condividiamo il fatto che l’ambiente non è qualcosa di altro da noi, ma è la somma di tante piccole espressioni di una cosa affascinante chiamata vita, possiamo cominciare a pensare che questa idea non ha bisogno di investimenti, capitali, di politiche nazionali o mondiali e che questa idea può essere un piccolo seme che sembra un punto di partenza, ma è un punto di arrivo.

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Il bello di un sogno nel cassetto è aprire il cassetto e realizzarlo. La comunicazione e il marketing, in momenti diversi, aiutano a rendere la propria idea di impresa qualcosa di reale e per cui, poi, vale la pena dedicare le proprie energie. Il mio lavoro è aiutare le imprese e i professionisti a raccontare la loro idea, il loro modo di lavorare, il loro modo di essere e, in questo modo, renderle uniche. Mi occupo di comunicazione da tanti anni.

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