mercoledì, Dicembre 8, 2021

Università o lavoro.

Dopo, il tempo mi ha portato verso le scelte universitarie con l’iscrizione alla Facoltà di Scienze Economiche con indirizzo Marketing. Una laurea che non presi, ma non per mancanza di voglia o di impegno, ma perché richiamato dall’idea di fare impresa e lanciarmi nelle sfide della comunicazione. Oggi mi manca, e non per gli aspetti nozionistici o per le competenze, che sono arrivate lo stesso con il tempo, i tanti libri studiati e la tanta esperienza sul campo.
Mi manca perché all’interno delle Università c’erano coetanei, amici, persone con cui fare un pezzo di cammino insieme. Qualcosa che non tornerà più.

L’università è una percorso che tutti dovrebbero fare, ma non perché il traguardo del pezzo di carta ti renda migliore di chi non ce l’ha. Il tema, piuttosto, è che durante gli anni di Università fai qualcosa per te stesso e che ti emoziona.

L’Università la può fare chiunque, a patto di aver fatto una scelta leale con se stessi, confrontandosi con quello che meglio ti riesce, quello che ti appassiona, con quello che ti dà la motivazione e la gratificazione per ogni singolo sforzo. Ho visto amici passare le nottate sui libri di ingegneria non per l’esame, ma per il desiderio di diventare ingegneri. Ho visto amici dedicarsi alla medicina con grande passione e con una forza unica perché il desiderio di aiutare era sempre presente. Ho visto amici diventare persone soddisfatte di se stessi per il semplice fatto di aver portato avanti qualcosa in cui credevano. Tutti con un elemento in comune: la capacità di godere di ogni momento in cui imparavano una singola cosa. Non una proiezione verso il futuro, ma una gratificazione personale per qualcosa dedicato alla loro crescita.

Io scelsi di non continuare gli studi universitari, per seguire un istinto.
Non fu incoscienza, fu una specie di colpo di fulmine. Ancora oggi, quando ci penso, ricordo quella stessa scarica di adrenalina che provai quando decisi di seguire quel richiamo.

Una scelta fatta con il cuore, a cui la testa fu rapida a trovare tante giustificazioni logiche.
Fui bravissimo a trovare le motivazioni e, in effetti, sono sempre stato bravo a declinare i motivi che rendono interessante e utile una scelta. Che poi, con il lavoro che faccio, è tanto utile.

Trovai almeno tre motivi: il primo, la distanza. L’università era a Siena e ogni volta era un lungo viaggio. Ogni fine settimana tornavo a Roma per la famiglia e gli amori. Tanti, tanti chilometri. Certo ora posso dire di avere una grande esperienza di guida, ma lo dico tanto per consolarmi.
Secondo: un modo di vivere a cui non ero abituato. Siena è una città bellissima, ma il modello di vita è molto diverso da Roma. Un esempio può rendere l’idea: io ero abituato ad uscire dopo aver studiato, sempre intorno alle 19. Così avevo sempre fatto a Roma e così pensavo funzionasse ovunque. Risultato, ogni volta che uscivo trovavo il centro di Siena praticamente vuoto. Dov’erano tutti gli studenti? Dov’erano le persone che di solito trovi in giro per l’aperitivo o per rilassarsi. Non c’era nessuno. Questo mi toglieva energia, perché la mia voglia, il mio desiderio di socializzare era grande. Quando imparai come funzionavano le cose, era tardi. O almeno il mio desiderio di trovare ragioni logiche alla necessità di abbandonare Siena e la sua università aveva preso il sopravvento.
In realtà quella città universitaria era molto viva e piena di giovani, solo che le abitudini erano diverse. Funzionava così: si usciva intorno alle 17 e per un paio di ore ci si godeva lo svago di qui luoghi per poi tornare nelle proprie abitazioni e dedicarsi ancora un po’ allo studio e alle abitudini casalinghe. In sostanza quando arrivavo io, tutti si erano goduti il pomeriggio, avevano stretto amicizie e si erano goduti lo spirito universitario. A pensarci, poi, rimediare sarebbe stato semplicissimo.
Infine, riuscii a trovare anche un terzo motivo per gettarmi nel mondo del lavoro: l’idea che avrei potuto cominciare a lavorare per poi riprendere gli studi una volta avviata la professione. Già, questo spianava la strada verso qualsiasi nuova vita volessi costruire. Se non fosse per il fatto che era, probabilmente, la più grossa balla che mi fossi mai raccontato.
Alla fine scelsi il lavoro.

Ma se avete il dubbio che mi sia mai pentito, bene toglietevelo dalla testa. Sono stati anni meravigliosi. Faticosi, duri, ma densi di gratificazione e allegria.
E per inciso, la nuova esperienza lavorativa non era a Roma, ma nella città più bella del mondo, Napoli.

Se vuoi puoi condividere questo articolo, magari con un tuo commento.

Il bello di un sogno nel cassetto è aprire il cassetto e realizzarlo. La comunicazione e il marketing, in momenti diversi, aiutano a rendere la propria idea di impresa qualcosa di reale e per cui, poi, vale la pena dedicare le proprie energie. Il mio lavoro è aiutare le imprese e i professionisti a raccontare la loro idea, il loro modo di lavorare, il loro modo di essere e, in questo modo, renderle uniche. Mi occupo di comunicazione da tanti anni.

Gli altri capitoli